Un Viaggio alla Ricerca del Tempo Perduto Anna Rosa Macrì - Giornalista

Editoriali

[…] Più o meno fino alla fine dell’Ottocento, anche per la fotografia, eravamo tributari di Napoli, arrivavano fin là, per studio o per affari, gli esponenti delle famiglie-bene calabresi, e fissavano in una immagine la fuga del tempo. E questo privilegio, che fa della tecnica fotografica una magia, era concesso solo a loro. Degli altri, dei poveri, quelli che nascevano e morivano nello spazio breve del loro percorso quotidiano di contadini, nessuna traccia nelle immagini, nessuna immagine è rimasta, di come si atteggiavano, di come vivevano, di come erano. Solo ne è rimasto un racconto “mediato”, fatto dai “colti”, indiretto. Finalmente, sul morire del secolo, arrivarono in Calabria le prime macchine fotografiche, e i primi gabinetti fotografici, a Reggio e Cosenza, dicono le storie di fotografie. Successe anzi, e fu merito degli scambi di oggetti e cultura, tra chi emigrava in America dalla Calabria e chi restava, che proprio nella nostra regione si trovassero apparecchi fotografici all’avanguardia, per i tempi, che neanche i gabinetti “napoletani” possedevano. E adesso alcuni interessanti archivi fotografici cominciano a venire alla luce.

Qualche anno fa, per esempio, a San Giovanni in Fiore, e “Cittàcalabria” ne pubblicò per primo una testimonianza, un fotografo dilettante scoprì più di seimila lastre straordinarie, tutte opera di un personaggio incredibile, Saverio Marra, fotografo e inventore. Una fortuna analoga è toccata ad Antonio Panzarella, docente alla Accademia di Belle Arti di Roma, studioso di teatro, divulgatore di cose calabresi. Anche lui ha trovato un archivio fotografico di straordinario interesse, appartenente alla famiglia dei baroni Cesarelli, di Arena. Un paese piccolissimo in provincia di Catanzaro. Un loro parente, Antonio, vissuto verso la fine del secolo scorso, si era improvvisato fotografo, e aveva raccontato nei suoi abitanti e nelle sue cose la vita di Arena. Arena in realtà era assai ricco di ricordi storici e artistici, addirittura risalenti all’epoca normanna, ma assai povero di fatti e personaggi notevoli da raccontare. Eppure la magia della macchina fotografica del barone Cesarelli è riuscita a raccontare una “tranche” di vita calabrese inedita e mitica addirittura di come era la società meridionale. Ne è nato un album di fotografie straordinario. […] […] La differenza di “status” tra quelli del bel mondo, parenti o affini del Cesarelli e quelli che solo per l’occasione di una fotografia ne visitavano la casa, è ancora più accentuata nei ritratti realizzati all’interno del “gabinetto Cesarelli”: vi si affolla una umanità, la più varia, perché allora tutti volevano una fotografia, ed è un storia dei costumi e del costume che si può leggere in quelle foto. Poi, la sventura del Fascismo, esso passa anche dal gabinetto Cesarelli e le foto di quegli anni ne portano il segno nella divisa, pure dei bambini, nel braccio atteggiato a mò di saluto. […]