Fotografie e Vecchie Memorie Roberto Spadea - Archeologo

Editoriali

[…] La raccolta del materiale che costituisce il patrimonio della Fondazione Panzarella (non sto qui ad enumerare personaggi, studi e laboratori, che con pazienza certosina, acume ed acribia Panzarella ha censito e recuperato) è valsa a comporre un archivio-deposito di lastre e negativi, come per l’archeologo è quello dei cocci, esito delle stratigrafie dello scavo. Mutuando le linee basilari della ricerca Antonio Panzarella si è mosso da archeologo, iniziando con le ricognizioni, la raccolta, la sistemazione e lo studio. Il dato nuovo che si può inferire dalla fotografia è che essa stessa è documento “archeologico” e parte integrante del processo di scavo. La fotografia documenta lo scavo nel suo progredire e nei ritrovamenti che caratterizzano la stratigrafia con le sue U(nità) S(tratigrafiche). Essa è lo specchio fedele del cantiere di scavo e progredisce con esso. Attraverso la presa fotografica, inoltre, c’è la possibilità della riproduzione (immediata e susseguente: dal restauro, allo studio e alla pubblicazione di un oggetto, di un monumento o di un complesso), ma c’è pure e sempre la soggettività determinata dalla scelta del campo, dalla distanza, dall’angolazione, dall’altezza, oltre ad altri dettagli di non poco conto, quali la capacità di messa a fuoco, la qualità dell’ottica, etc.