Quei Fotografi che hanno fatto la storia di Cosenza Roberto Bilotti Ruggi d’Aragona - Storico

Editoriali

Santoro, De Maria, Spina, De Luca, Gaudio, questi i nomi che hanno dato vita ai primi studi fotografici professionali dai quali sono passati, come una grande parata, i nostri predecessori. Insieme a loro, si sono poi affermati anche fotogra amatoriali, tra questi, Ferdinando Vercillo (segnalato nel 1856 come ritrattista) e Filippo Telesio, dalle cui fotografie emergono l’intenzione iconografica dei soggetti ritratti e quella tipicamente documentaristica: immagini che testimoniano l’ambiente, le prassi di vita quotidiana, le varie caratteristiche antropologiche delle comunità identificate nei costumi e nella lingua. Con talento e originalità ci hanno tramandato momenti espressivi e profili urbani documentando la storia culturale della città.

A base della museografia etnografica gli archivi fotografici – tramandatici dai fotografi cosentini professionali e dilettanti – sono un prezioso strumento di analisi e interpretazione dei molteplici aspetti delle vicende umane; immagini che ci consentono una immediata partecipazione alle più suggestive vicende della nostra storia divenendo una fonte insostituibile per la ricerca storiografica. 150 anni di fotografia hanno trasformato l’arte pittorica del ritratto e hanno restituito la realtà nella sua essenza più veritiera. In poche parole, la fotografia è stata capace di imporsi nella società e divenire memoria indelebile, grazie all’universalità di linguaggio e al rigore della testimonianza. Le fotografie cosiddette “istantanee”, hanno raccontato la storia della città regalando ai posteri momenti di vita quotidiana, accanto a fotografie “celebrative” dove i cosentini amavano mettersi in posa per fissare una memoria di sé intendendo celebrare la propria appartenenza alla società con eleganti e sontuosi abiti. Lastre, dagherrotipi, cartoline ridipinte a mano… verso la ne dell’Ottocento, insomma, prende forma una nuova arte, quella della fotografia. Nascono così i primi archivi, fra tutti quello dei Fratelli Alinari a Firenze che nel tempo archivia oltre tre milioni di immagini che testimoniano costumi, arti, e paesaggi della società italiana. […]